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La tenuta Venissa (ex Scarpa Volo)

La Tenuta Venissa di Mazzorbo, la ex Scarpa Volo dal nome dei suoi precedenti proprietari, è l'esito di un intervento di recupero di un compendio naturalistico interessante e unico dal punto di vista ambientale e agricolo. Un progetto complesso, costruito sulla base della convinzione che un nuovo sviluppo delle isole della Laguna Nord è possibile a partire da un recupero all'agricoltura (in particolare alla viticoltura) dei terreni disponibili se questo si realizza, in equilibrio e coerenza, con la valorizzazione delle risorse culturali - turistiche dell'area. 

Realizzata mantenendo l'atmosfera in quello che una volta era la vigna murada(un terreno coltivato a vigneto, alberi da frutta e ortaggi cinto da un muro) dell'antico monastero annesso alla chiesa di S. Angelo, il complesso il luogo dove è stato possibile riscoprire la produzione vitivinicola di qualità e valorizzare il vitigno della Dorona di cui era stata abbandonata la produzione. 

Uno spazio comunque aperto alla cittadinanza, nei fatti un vero e proprio parco agricolo urbano e un centro di formazione, educazione e ricerca agro-ambientale, alla quale è reso possibile vivere emozioni e realizzare esperienze mirate al recupero delle tradizioni agricole locali (orti coltivati dalla gente del luogo, avvicinamento dei ragazzi delle scuole al mondo dell'agricoltura) e realizzare iniziative culturali di alto livello. 

Siti di riferimento:
www.venissa.it
 

Descrizione fornita da società Terre di Venezia  La Tenuta Venissa sorge a Mazzorbo, isola che assieme a Torcello e Burano rappresenta la Venezia Nativa: un arcipelago di natura, colori, sapori e arte. Venissa è un perfetto esempio di “vigna murata” recuperata dalla famiglia Bisol, al cui interno si trova il vitigno Dorona di Venezia, uva autoctona della laguna coltivata per secoli e quasi estinta a seguito della grande acqua alta del 1966. Oggi da questo clos nascono 3000 bottiglie l’anno di Venissa, uno dei vini più ricercati dagli appassionati, che nel 2016 è stato giudicato da VinePair come miglior vino bianco al mondo: un vino unico con note salmastre che richiamano la laguna e i suoi profumi.  La vigna murata fa da sfondo al Ristorante Venissa, dieci tavoli dove Francesco Brutto e Chiara Pavan interpretano gli ingredienti della Venezia Nativa: il pesce della laguna, le verdure coltivate all’interno della tenuta da nove pensionati locali e le erbe spontanee colte dagli Chef tra i filari del vigneto. Venissa propone una cucina d’avanguardia, coordinata da Francesco Brutto, premiato nella guida “Ristoranti L’espresso 2017” come miglior giovane chef Italiano e da Chiara Pavan, premiata come miglior cuoca dell’anno nella guida “Ristoranti L’espresso 2019”.  Per vivere a pieno l’esperienza di Venissa si può dormire in una delle cinque camere del Wine Resort, situate all’interno della tenuta, tra la laguna e il vigneto, o nelle tredici camere di Casa Burano, al di là del ponte, nell’isola dei pescatori, dei merletti e delle case colorate.  
 
IL VINO

“Accompagnando alcuni clienti a Torcello notai una vecchia vigna in una casa privata di fronte alla cattedrale di Santa Maria Assunta. Riuscii a convincere la proprietaria a mandarmi un po’ di quell’uva quando fosse stata matura. Le cassette arrivarono piene di un’uva bellissima, con la buccia spessa, dal colore brillante dell’oro. Era la famosa Dorona, detta anche Uva d’oro, apprezzata dai veneziani, usata nei banchetti dei Dogi e poi scomparsa.” - Gianluca Bisol.  Comincia per caso la storia di Venissa: l’ultima traccia di una viticoltura distrutta dall’inondazione del 1966. La Dorona di Venezia è un vitigno autoctono a bacca bianca, che si è adattato all’acqua alta e alle particolari condizioni di questo terroir unico al mondo, di cui nel 2002 Gianluca Bisol trova gli ultimi 88 esemplari, sparsi tra i giardini e le vigne di Venezia. Da qui nasce l’idea di reimpiantare questo vitigno che, coltivato in laguna, dona un nettare unico al mondo. Il luogo ideale è nell’isola di Mazzorbo, la tenuta Scarpa Volo: vigna murata e cantina per secoli, dove la famiglia Bisol ha deciso di ripiantare 4000 piante di Dorona (0,8 ettari) che ogni anno danno vita a 3000 bottiglie.  La vinificazione è curata da Desiderio Bisol e Roberto Cipresso, grande enologo con la passione per la storia della viticoltura, che ha pensato ad una lunga macerazione sulle bucce, pratica usata un tempo dai contadini, per ottenere un vino bianco con la struttura e la longevità di un rosso.  La bottiglia omaggia il passato di Venezia, rendendo onore a tre tradizioni locali: il vino, l’oro e il vetro. Una delle maggiori tradizioni dell’artigianato veneziano è quella dei Battiloro, famiglie che battono l’oro a mano, fino a creare delle impalpabili foglie d’oro. Le foglie d’oro della tradizione veneziana vengono applicate a mano su ogni bottiglia, e fuse nel vetro all’interno dei forni delle vetrerie di Murano.  Venissa ha dato il via alla rinascita del vino in laguna, terroir che si sta facendo velocemente conoscere tra gli appassionati. Dopo Venissa è nato il Rosso Venissa, da un vigneto vecchio di oltre 50 anni situato nell’Isola di Santa Cristina, a base di Merlot e Carmenere. Produzioni che hanno subito riscontrato l’interesse degli appassionati: la prima annata del Rosso Venissa, il 2011, è stato premiato con 93 punti dalla guida Veronelli, mentre il Venissa 2012 è stato giudicato Wine of the Year ad Aspen e miglior vino bianco al mondo nella classifica annuale stilata da VinePair.